Venere del mio intestino tenue

 

qualche metro quadrato di distanza e le richieste di mio fratello che sono sempre dissimili dalle mie volontà

cerchiamo laghi

dici che non esiste arte senza sofferenza

lei, dolcemente, annuisce

le tue parole s’insinuano sottili sulle scie delle nostre vene.

 

apro il finestrino

aspetto il contatto della mano con l’aria, ne sento il peso sulle mie dita

resto per un po’ a pensare alle tue fragilità che sono condensato di poesia

alle tue lacrime che dissetano il mondo

alle zanzare che hanno assaggiato il tuo sangue caldo.

 

è un ritorno, il suo, sai?

un ritorno breve

chè l’estate volge al termine

come il mio cuore.

 

 

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  1. #1 di maria il agosto 10, 2011 - 5:34 pm

    L’estate volge al termine.
    Ci pensavo stamani.
    E non so ancora se la cosa mi faccia piacere o meno.
    Un’altra estate non goduta.
    Sprecata.

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