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“C’è questo stanotte, due distese di bianco spezzano l’oscurità”

Mi muovo al ritmo del vento

negli scempi urbani di questi nuovi, piccolissimi orizzonti

 

Intanto, Giovanni Lindo Ferretti canta

“non si teme il proprio tempo

è una questione di spazio”

joseph heinr

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Buon inizio dalle parole di Gramsci, possa ogni ora della vostra vita vorrei essere nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse.

“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.”

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Dove la vita ristagna.

fada-azul-e-pinóquio

A cosa pensavi, piccolissima musa di ghiaccio,

sguardo di cenere e pensieri in declino

mentre camminavi distratta dalle tue solitudini?

 

Incedevi luttuosa affrontando l’uragano

sussurravi all’orecchio del bambino

che le lingue dei fuochi fatui hanno denti di lupo

che i silenzi celano le verità.

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ambra.

Mi sei apparsa

nella resina dei sogni persi

avevi gli occhi dello stesso colore d’ambra

di mille anni fa

quando ancora ci svegliava la luce del sole

o la voce di nostra madre

anziché la paura di un giorno nuovo,

anziché l’aspettativa.

 

Ti ho visto

e mi hai commosso.

 

Avevamo ancora vestiti puliti

tu sempre le ginocchia sbocciate

tu sempre i mille cuori che ti vivevano dentro.

 

Ma il peso del tempo é come pietra sui corpi

l’irrimediabilità del trascorso mi spegne.

Rimane di te quella resina spessa sui miei sogni

e poco più che un profumo remoto.

guy-bourdin1

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Cellulosa.

chagallHo un davanzale pieno di fiori arancioni, come nei quadri di Chagall

bellissimo, invaso da petali profumati che stillano sole dalle venature di cellulosa

mi fermo a guardali ogni mattino, mi raccontano di quanto sia sacro l’amore

guardano il cielo dal nostro spicchio di cielo, azzurro, lontano

mi dicono di non aver paura, che d’estate si trema sempre di nostalgia.

 

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Migas de pan.

frida

Autoritratto e mare in tempesta

velluto rosso dello stesso colore del sangue.

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volevo solo scomparire in un abbraccio.

Ciao C.

ti scrivo anni dopo, cercandoti. Dicono la speranza sia l’ultima a morire, eppure ho la certezza di poter perdermi in questa ricerca anche dopo la morte della speranza. C’eri. E quando c’eri tu offuscavi tutto. Offuscavi le incertezze di quella ragazzina che ti cresceva accanto, le paure di tutti i futuri del mondo. Sei sempre malinconica, C., oppure adesso ti guardi meno dentro? Quel gorgo profondo che ti annullava, che ingoiava ogni luce, è ancora vivo?

Ti penso C., il tempo scorre e la vita ci porta a non sapere più l’una dell’altra, come prima che esistessimo l’una per l’altra.

Ti penso C., so di averti smarrito, spero ancora che qualche notte, guardando tutte quelle costellazioni sopra la tua testa e sentendoti piccola, qualcosa di me ti sfiori.

mappe-del-cielo

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