Non credevo al vuoto.

Prima che tu sparissi non credevo al vuoto

mi sembrava un modo impreciso di ricamare d’oro la solitudine

Prima che il tempo lasciasse sulla mia pelle i segni delle stagioni

pensavo che ogni ventre fosse fertile abbastanza da coltivare la vita.

Adesso che non ci sei

ho imparato che il nome preciso di questo cigaleggio estivo è dolore

che nulla accarezza i cuori più della malinconia.

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“credevo di averlo sparpagliato per il mondo”

 

Ho nel pugno i miei sospiri fatti carne

vestono di lutto

mi sussurrano i piccoli segreti della sopravvivenza

prima che torni la rosa dei venti e sparpagli le buone intenzioni.

Viaggiatore, non sai forse che tutte le strade sono impervie, senza un destino?

Scaverai da solo nel gorgo della tua solitudine fiorita

e non sarà il pino a farti ombra, ma un verdissimo tiglio

che, al passar la stagione buona, appassirà le foglie

e non ti lascerà che la memoria dell’odore smarrito della bellezza.

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“hecha para amarrar estrellas en desorden.”

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Sboccio, stordita di rabbia,

sconfitta e cieca,

sulla battigia delle mie malinconie.

 

Luce fioca che illumini le ombre delle mie solitudini

mi lasci intravedere la dimensione onirica dei mondi paralleli

e mi convinci che, ancora una volta, sia stato il filo sottile del Caso

a guidare i miei passi incerti, i tuoi,  verso questo gorgo grigio che mi divora.

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La pazienza dell’acqua

leviathan

penso

che i tuoi occhi hanno la pazienza dell’acqua

la stessa gentilezza notturna

fanno lo stesso rumore delle onde che s’infrangono sulla battigia e l’abbandonano

hanno la stessa delicata pazienza.

Penso

che i giorni si susseguono nella solitudine della mia finestra

e l’imbrunire delle foglie è un po’ stillicidio, un po’ un virtuosismo della Natura

che appassisce e fiorisce senza lasciarsi intimidire dal tempo.

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nessuno si salva da solo.

Dalla finestra del primo piano le foglie morte d’autunno sembrano piccolissimi fiori

in attesa di stagioni nuove per tornare a fiorire a ritroso

le osservo esporsi pazienti al sole di fine Settembre

ed alimento il mio cuore della stessa speranza

le foglie sanno che Nessuno si salva da solo

basta indossare il volto dell’attesa e seppellire la paura.

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“e fanno presto a farsi vivi i miei sospiri che alle pareti vanno a dire ti vorrei qua”

 

Piccolo ricordo imbiondito dal tempo

sei ancora lì, resisti?

Ho seminato dentro me il tuo calore

per lasciare che sbocciassi in autunno

e mi dessi linfa nuova, delicata.

 

Piccolo ricordo imbiondito dal tempo

te ne prego, non mi lasciare

perché le lame di luce che trafiggono questa Domenica

non hanno pietà della mia nostalgia.

 

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A Chagall, alla diaspora, alla dimenticanza.

chagall

 

Un Paese ha memoria sino a quando conserva il pensiero

sino a quando una strada, una piazza o un vico portano il nome di un evento

sino a quando gli occhi stanchi di un uomo fanno trasparire il passato divelto

 

Io sono un Paese

porto nelle mani, negli occhi, nel cuore il pensiero del tuo nome

il ricordo della neve e l’odore delle castagne cotto al fuoco del camino

 

Io sono un Paese

la vita mi trascina lungo le sponde del silenzio e dell’indifferenza

eppure il tuo sorriso mi nutre e mi rinvigorisce

 

Io sono un Paese

i miei piedi lasciano impronte piccolissime sul cemento dei giorni

assottigliandosi per custodire il pensiero della tua presenza.

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